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Dazi usa su Prosecco e vini italiani, con stop all’export danni milionari


Il prosecco si ferma sull’Atlantico. La minaccia di dazi Usa fino al 200% ha gelato il mercato statunitense e spinto i produttori italiani a sospendere le spedizioni. La paura è che le bottiglie vengano tassate “on the water”, ovvero durante il tragitto tra Italia e Stati Uniti, con rincari insostenibili per chi compra e ripercussioni pesanti per chi produce.

A denunciare la situazione sono stati i tre consorzi di tutela del prosecco, che hanno scritto al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida per chiedere un intervento urgente. Ma mentre Bruxelles tratta con prudenza, il blocco è già partito e per un settore che muove centinaia di milioni di euro, ogni giorno perso pesa.

I bersagli dei dazi: prosecco e vino italiano

I numeri spiegano bene l’allarme del settore vino, di cui il prosecco è il più esportato al mondo. Solo il prosecco Doc, per esempio, esporta ogni anno circa 130 milioni di bottiglie negli Usa, per un valore di oltre 500 milioni di euro. A questi si sommano le produzioni delle Docg Conegliano Valdobbiadene e Asolo, con oltre 3,5 milioni di bottiglie destinate in gran parte alla ristorazione di fascia alta (Horeca) e una quota export che supera il 75%.

Di fronte alla prospettiva di un dazio che potrebbe colpire i vini anche già in viaggio, molti importatori americani hanno congelato gli ordini. E i produttori italiani, consapevoli del rischio, hanno scelto di fermare le spedizioni. Una decisione drastica, ma inevitabile: se il dazio scattasse “on the water”, l’intero sistema si troverebbe con merce bloccata in dogana o venduta in perdita.

La posizione prudente di Lollobrigida

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida non nasconde la gravità della situazione:

“La prospettiva è allarmante ma l’amministrazione Usa mi sembra meno rigida rispetto all’inizio. L’obiettivo è evitare una crisi prima che esploda”.

La linea del governo è chiara: è l’Unione Europea a dover negoziare, ma l’Italia è pronta a sostenere il comparto, anche con misure economiche se necessarie.

“Abbiamo le spalle larghe per affrontare qualunque tipo di crisi. Ma prima di tutto vogliamo evitarla”, ha detto Lollobrigida, sottolineando la necessità di non trasformare il tavolo negoziale in un “moltiplicatore di aggressività”. Una frecciatina a chi in Europa chiede una linea dura e un segnale ai produttori che il governo dice di esserci, ma che serve una strategia collettiva anti-dazi.

La lettera dei consorzi: “Spedizioni sospese”

A far partire l’allerta sono stati i tre consorzi principali del sistema Prosecco: Giancarlo Guidolin (Doc), Franco Adami (Conegliano Valdobbiadene) e Michele Noal (Asolo). La loro lettera al ministro è un mix di dati e preoccupazione:

“Il nostro sistema produttivo sta assistendo alla sospensione delle spedizioni verso il mercato statunitense. […] I nostri vini, impiegando diverse settimane per arrivare negli Usa, potrebbero subire dazi fino al 200% ‘on the water’”.

I consorzi non girano intorno al problema: se salta il mercato americano, sarà difficile trovare alternative nel breve. “Il venir meno di un mercato simile comporterebbe una pesante contrazione del valore, con ripercussioni economiche e sociali per le nostre aziende”.

In ultimo una richiesta esplicita d’intervento rapido, coordinato tra governo e Bruxelles, prima che la bolla scoppi davvero. Perché a rimanere a secco, stavolta, potrebbero essere produttori e territori di uno dei beni che rappresentano il Made in Italy nel mondo.





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