Aree fragili e digitale, Fondazione Magna Carta presenta ricerca ad Ascoli


Si svolge in queste ore, presso la Sala della Ragione di Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno, la presentazione della ricerca Il valore della trasformazione digitale per il rilancio socio-economico delle aree fragili, realizzata da la Fondazione Magna Carta in collaborazione con Lutech Group e Assomediatech.

L’evento vede la partecipazione di Gaetano Quagliariello, presidente FMC, Sandro Antenucci, direttore dell’Osservatorio Aree Fragili FMC, Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno. La ricerca viene presentata dalla dottoressa Maria Teresa Idone. Nel corso della tavola rotonda, si confrontano Vincenzo Cammarata, Responsabile relazioni istituzionali  Lutech, Guido Barbieri, Amministratore delegato EI Towers, Pier Luigi Romiti, Direttore marketing e comunicazione Diagram Group, Bernardino Chiaia, Commissario per la Linea 2 Metro Torino e direttore SISCON del Politecnico di Torino, e Gian Mario Spacca, Coordinatore di HAMU, già Presidente della Regione Marche. Le conclusioni sono affidate a Guido Castelli, Commissario straordinario per il Sisma 2016, e a Francesco Acquaroli, Presidente della Regione Marche.

In Italia, l’accesso a Internet degli individui tra 16 e 74 anni nelle aree rurali e periferiche è tra i più bassi d’Europa, con l’83% contro il 90% della media UE; l’accessibilità aumenta con l’urbanizzazione, ma permane il divario territoriale, considerando che il 70% dei comuni ha meno di 5mila abitanti e ospita quasi il 23% della popolazione, distribuita in territori collinari (41,6% della superficie nazionale, 38,6% della popolazione) e montuosi (35,2%, 12,1%). Alla fine del 2023, nelle “aree bianche” – zone a fallimento di mercato dove gli operatori privati non investono – si registravano forti ritardi nella copertura con banda ultralarga. Nonostante queste criticità, l’Italia ha raggiunto il 53% dei traguardi digitali previsti dal PNRR, con 47 miliardi destinati alla transizione entro il 2026; il 70% delle PMI mostra un’intensità digitale di base superiore alla media europea, l’eCommerce è in crescita e l’adozione del cloud ha raggiunto il 55,1%. Ma il sistema delle startup resta debole, con soli 7 unicorni e un mercato del venture capital ancora limitato. L’utilizzo dell’IA e dei data analytics nelle PMI è ancora basso e le aziende riescono a reperire solo la metà delle competenze digitali di cui avrebbero bisogno (pari a quasi 700mila unità nel 2024).

“Le aree fragili non devono essere considerate unicamente come territori da connettere ai poli urbani, ma riconosciute come centri di innovazione e sperimentazione, in grado di contribuire attivamente alla transizione digitale, alla sostenibilità ambientale e alla coesione socio-economica del Paese,” così il presidente di FMC, Gaetano Quagliariello, commentando i risultati della ricerca. “Si pensi, ad esempio, agli investimenti fatti nel Centro Italia per costruire nuovi data center, fondamentali per ospitare server, sistemi di archiviazione e reti essenziali per l’elaborazione, la gestione e la sicurezza dei dati. Portare queste strutture nelle aree fragili vuol dire distribuire meglio le risorse tecnologiche e ridurre il divario digitale con i centri urbani,” prosegue Quagliariello. “La nuova ricerca di Magna Carta dimostra come queste aree possono inserirsi in reti multilivello, anche su scala europea, valorizzando specifiche risorse territoriali e promuovendo processi di sviluppo endogeno. Si tratta in molti casi di un potenziale ancora inespresso, ma fondamentale per ridisegnare un nuovo equilibrio tra persona, comunità e territorio”.

“Dalla ricerca condotta dalla Fondazione Magna Carta emerge chiaramente che la sfida della digitalizzazione” delle aree fragili, del Cratere e del Centro-Italia, “non consiste soltanto nell’assicurare la connettività: occorre creare le condizioni per un ecosistema territoriale in cui la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica divengano elementi familiari”, commenta il senatore Guido Castelli – Commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016 . È questa la premessa fondamentale: la tecnologia può offrire ciò che la geografia non consente. L’isolamento e la rarefazione delle relazioni sociali, determinate spesso dalla natura impervia di questi territori, possono – e devono – essere presidiate anche, e soprattutto, attraverso l’innovazione digitale”.

Magna Carta individua quattro assi strategici: alfabetizzazione digitale diffusa e trasversale, per promuovere l’inclusione e l’autonomia dei cittadini; “territori intelligenti”, in grado di utilizzare i dati per prevenzione, pianificazione e sostenibilità; servizi digitali nei settori strategici – agricoltura, turismo, cultura – volano per occupazione e imprese; partenariati pubblico-privati orientati all’innovazione, per attivare ecosistemi resilienti e dinamici. La ricerca sottolinea inoltre la necessità di incentivare academy professionalizzanti, valorizzare l’uso del digitale nelle reti comunitarie attive (scuole, musei, enti parco) e integrare sistemi predittivi e strumenti di data economy nella governance locale. Il digitale può così diventare motore di sviluppo: dalla modernizzazione della PA, alla nascita di nuovi modelli di business, fino al miglioramento dei servizi e della qualità della vita, contribuendo al ripopolamento delle aree in questione. La ricerca sarà disponibile da aprile sul sito di Magna Carta (fondazionemagnacarta.it).



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