Giorgetti invoca l’unità: «Dobbiamo restare prudenti sul bilancio. Noi per la de-escalation»


di
Federico Fubini, inviato a Cernobbio

Il ministro del Tesoro a Cernobbio per il forum Teha: «Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio per il nostro Paese sono un dato di fatto, un vincolo in cui deve tener conto in qualsiasi tipo di decisione». Il focus sulla stablecoin

«Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio per il nostro Paese sono un dato di fatto, un vincolo in cui deve tener conto in qualsiasi tipo di decisione», ammette il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio. «Questo vincolo che ci arriva da questo enorme debito dal passato non posso ignorarlo, non devo ignorarlo, non si deve ignorare perché poi le decisioni che si assumono a livello europeo con i temi che parlerò poi in seguito non sono banali», aggiunge il ministro ricordando che «partiamo da una situazione in cui i nostri spazi di bilancio sono profondamente diversi da quelli di altri Paesi». Il ministro rievoca il dibattito sulla Difesa, sul rafforzamento della deterrenza europea segnalando che «bisogna farsi carico delle sensibilità e preoccupazioni dei diversi Paesi». 

Le possibilità di bilancio di Berlino

Qui è evidente una frecciata alla Germania che ha possibilità e un bilancio profondamente diverse. Per questo credo che l’approccio che si debba seguire sia razionale, pragmatico e fa riferimento all’approccio che si adottò quando si presentò l’emergenza pandemica». All’epoca, ricorda Giorgetti, «si fece il programma SURE (per l’occupazione, ndr) e poi si arrivò a NGEU (cioè il PNRR, ndr). Si arrivò quindi al debito comune europeo. Safe sulla Difesa è un lontano cugino del programma Next Generation Eu. Quindi il rischio in questa situazione è che condividendo la necessità di investire sulla Difesa ci sarebbero diversi impatti per i Paesi. Non è banale e insignificante che la Germania possa invocare centinaia e centinaia di miliardi e l’Italia non possa. Per questo abbiamo proposto di usare un sistema di garanzie Ue per incentivare l’offerta produttiva nel settore difesa che in questo momento non è in grado di fronteggiare la domanda, sperando che la nostra proposta possa essere accolta».




















































Già Biden aveva spinto sul protezionismo

«Non possiamo affidarci all’illusione keynesiana che affascina tutti noi, prima con il verde e il digitale. Oggi il settore su cui investire è la difesa, garantendo la nostra industria. Tutto questo ci porta diretto al terzo tema: cioè i dazi. Già con Joe Biden, esaminando e vedendo gli effetti dell’IRA (inflation reduction act, ndr.), tutti capivano benissimo cosa significava. La tendenza al protezionismo era già chiaramente delineata e credo che la riflessione che dobbiamo fare è che siamo di fronte a un cambiamento di portata storica e politica. Abbiamo sottovalutato in nome del libero commercio le conseguenze sociali e politiche di chi non usava strumenti di libero mercato», spiega il ministro con un riferimento non troppo velato alla Cina, segnalando come l’Italia dimostri resilienza superiore alla media con imprenditori particolarmente reattivi.

La tassazione sulle imprese

«Non possiamo dimenticare che ci sarà un fronte fiscale. Trump ha dichiarato che l’accordo sulla tassazione delle multinazionali è morto e quindi l’amministrazione Usa intende ridiscutere la tassazione delle imprese americane, anche quando lavorano negli altri Paesi», aggiunge Giorgetti. Sulla stablecoin ancorata al dollaro vale la pena riflettere segnala il numero uno di via XX settembre: «Perché genera attrattività sul mercato USA e dovrebbe indurre a qualche preoccupazione la stessa Bce e chi ha a cuore il ruolo dell’euro nel commercio internazionale. La difficoltà europea di mettere a terra l’euro digitale dovrebbe svegliarci». 

Strategia di de-escalation

Il ministro sottolinea che «sui dazi noi siamo impegnati a una de-escalation con l’amministrazione Usa. Non bisogna pigiare il bottone del panico. Le borse agiscono in modo razionale e talvolta irrazionale, hanno i loro istinti. Quello che dobbiamo fare come governo è avere sangue freddo». Ma l’Italia deve trattare da sola? «Il governo italiano deve portare interessi dell’Italia in Europa, ma la politica commerciale è di competenza europea. Quel che è certo è che occorre «fare in compiti a casa nostra. Riducendo in Europa la iper-regolamentazione, eliminando i dazi impliciti. Serve un rovesciamento totale di impostazione. Rivedendo l’atteggiamento su green deal e sul suo impatto per l’industria europea». 

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5 aprile 2025 ( modifica il 5 aprile 2025 | 18:55)



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