All’origine di questo risultato c’è il senso di comunità, la salute, il sostegno sociale e l’aspettativa di vita. Determinato e accompagnato da un infimo livello di corruzione, percepito nella nazione in cui si vive. Ma possiamo parlare anche di diffusi e alti indici di generosità. Senza trascurare l’aiuto reciproco, il rispetto e l’amore per il prossimo.
Ogni anno il World Happiness Report, una pubblicazione che contiene articoli e classifiche sulla felicità nazionale, redatto dall’Università di Oxford in collaborazione con Gallup, una multinazionale americana di analisi e consulenza con sede a Washington, fondata da George Gallup nel 1935, nota per i suoi sondaggi di opinione pubblica e con il Sustainable Development Solutions Network, organizzazione no-profit lanciata dalle Nazioni Unite nel 2012 per promuovere l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite a livello nazionale e internazionale, stila la propria classifica mondiale, per individuare l’indice di felicità nel mondo.
La Finlandia è al primo posto, per l’ottavo anno consecutivo, grazie a una combinazione di fattori, tra cui un forte supporto sociale, un’economia stabile, elevati livelli di fiducia e un sistema di welfare ben funzionante. Tutti elementi che di fatto portano a una chiara percezione di un ambiente sociale sicuro e benevolo, che contribuisce in modo significativo al benessere complessivo dei cittadini scandinavi. La Danimarca è al 2° posto, Islanda 3° e Svezia 4°. L’Italia è saldamente in 40esima posizione.
Una valutazione del benessere troppo soggettiva? Anche Costa Rica e Messico sono in posizioni abbastanza alte, per il solo motivo che condivisione e cura sono determinanti e hanno un impatto altamente significativo sulla felicità collettiva e individuale.
Possiamo chiederci cosa è la felicità? In che modo si può misurare? Un semplice interrogativo, che lascia aperto un’infinità di possibili risposte. Valgono in ogni caso quei parametri presi in considerazione. Stilare, cioè, una classifica mondiale a seguito di una ricerca di criteri variamente misurabili, accomunati dalle auto valutazioni delle persone tendenti a individuare l’indice di felicità nel mondo intero.
Per essere precisi, la felicità viene misurata dalle persone stesse, elargendo un voto alla propria vita, quasi rispondessero a una domanda di questo tipo: “Immagina una scala con gradini numerati da 0 in basso a 10 in alto. La cima della scala rappresenta la migliore vita possibile per te e la base della scala rappresenta la peggiore vita possibile per te. Su quale gradino della scala diresti di sentirti personalmente in questo momento?”.
Da una valutazione del benessere così soggettivo è presto spiegato perché la graduatoria premia da sempre i Paesi del Nord Europa.
All’altro estremo della classifica, ci sono Paesi martoriati da instabilità politica e conflitti. Inoltre, il report appena menzionato afferma anche: «Nonostante l’entità della sofferenza e dei danni in Ucraina, le valutazioni della vita sono rimaste elevate, supportate ora da un più forte senso di scopo comune, benevolenza e fiducia nella leadership ucraina». Tra i fattori che hanno determinato i risultati citati ci sono il senso di comunità e il sostegno sociale, la salute e l’aspettativa di vita, oltre a un basso livello di corruzione percepita nel proprio Paese, accomunati ad aiuto reciproco e ad alti indici di generosità.
La cura e la condivisione hanno un impatto significativo sulla felicità individuale e collettiva. Vivere con altri è associato a livelli di felicità più elevati. Condividere i pasti con gli altri ha un forte impatto sul benessere soggettivo. Vale per tutte le età.
Resta centrale «il valore dell’economia civile» e Leonardo Becchetti, economista e giornalista italiano, dal 2006 professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha sottolineato: «può aiutarci a trovare qualche risposta. Il suo punto di partenza è che ciò che rende la nostra vita soddisfacente e ‘ricca’ è la capacità di attribuirgli un significato forte. Anche se il benessere economico è ovviamente importante la nostra felicità non cresce al crescere dei soldi che abbiamo o dei beni che possiamo consumare. È la nostra capacità di attivare la nostra espressività e le nostre energie verso un fine che può renderci felici e quindi paradossalmente non l’eliminare dall’orizzonte qualunque problema, ma lo sceglierne uno o alcuni facendosene carico per essere generativi, ovvero per contribuire con i nostri sforzi ad accrescere il benessere di altri».
Antonio Losito
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