Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che proroga per le Pmi (piccole medie e anche micro imprese) l’obbligo di sottoscrivere polizze contro le catastrofi naturali. Ovvero per le Pmi c’è più tempo per trovare le giuste polizze contro le catastofi (coperture assicurative a tutela dai danni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali sul territorio nazionale).
Secondo il nuovo calendario, le medie imprese avranno tempo fino al 1° ottobre 2025 per mettersi in regola, mentre per le piccole e micro imprese il termine slitta ulteriormente al 1° gennaio 2026. Nessuna proroga, invece, per le grandi aziende, per le quali la scadenza resta fissata al 1° aprile 2024.
Sanzioni sospese per le grandi imprese: tregua di 90 giorni
Nonostante la conferma della scadenza per le grandi aziende, il governo ha concesso una sospensione delle sanzioni per un periodo di 90 giorni. Questo significa che, fino a luglio, la mancata sottoscrizione della polizza non inciderà sull’accesso a contributi, sovvenzioni o agevolazioni finanziarie a valere su fondi pubblici, compresi quelli destinati a situazioni di emergenza legate a eventi calamitosi.
La decisione, arrivata dopo una serie di richieste da parte delle associazioni imprenditoriali, rientra nell’ambito delle misure volte a supportare il tessuto produttivo nazionale, fornendo alle imprese un margine di tempo più ampio per adeguarsi alla normativa senza subire penalizzazioni immediate.
Polizze catastrofi: tutela delle Pmi e gestione del rischio
L’obbligo di sottoscrivere polizze assicurative contro i danni da calamità naturali è stato introdotto per incentivare una maggiore cultura della prevenzione e della gestione del rischio tra le imprese italiane. L’obiettivo è ridurre l’impatto economico di eventi imprevisti e garantire una maggiore stabilità al comparto produttivo, riducendo al contempo la dipendenza dalle risorse pubbliche in caso di emergenza.
Con questa proroga, il governo cerca di bilanciare la necessità di una maggiore sicurezza aziendale con il bisogno di dare più tempo alle imprese per adeguarsi, evitando penalizzazioni che potrebbero ostacolare la crescita del settore produttivo.
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